
Traduzione di: Shirin Elnawasany
Di Nasser Abu-Aoun
Confesso a te, mia Signora,
che tento di sedurre il tuo piccolo cuore;
confesso anche che sono abitato da te,
che la tua voce è stata una mappa d’amore
nei deserti desolati del corpo…
e che il vino delle tue labbra
mi ha restituito la ragione
dopo essermi smarrito
nelle pianure delle tue fossette.
Confesso ancora
che i tuoi occhi sono diventati due colombe
che eseguono un concerto di nostalgia
nel nido del mio cuore.
Domani, mia Signora,
i taglialegna non verranno
ad abbattere gli alberi delle parole
dalla foresta delle tue corde vocali.
Domani il sole verrà
a sedersi sulle tue ginocchia e a cantare;
canterà per me,
solo per me.
E alla sera…
imprimerò i miei sogni sulle tue labbra:
una poesia libera,
senza rime,
senza specchi,
senza musica.
Scriverò, nel modo dell’amore,
di una donna che entra nel rito della creazione
avvolta da inni,
che racconta ai piccoli storie di principesse
su un cuscino di narcisi,
e pianta nei loro occhi campi di gelsomino
per cogliere il fiore dei loro sorrisi
e distribuirli come musica.
Poiché la rosa delle tue guance
continua a esercitare la sua seduzione,
a diffondere piccole stelle profumate nel mio cielo,
a cantare l’inno della pioggia al vento,
e a cercare un bacio smarrito sulle mie labbra…
un bacio
sulle cui linee è inciso il tuo nome
con i colori della bandiera irachena,
per versare l’azzurro del suo desiderio
come un fiume di tenerezza nella tua bocca;
e allora le parole tacciono
nel silenzio del tuo stupore
e nella resa delle tue braccia.
Il tuo sorriso timido è un carillon,
un sussurro di cetra sul pendio del tuo amore,
lo scorrere dell’acqua in un ruscello di specchi,
il bagliore dell’alba negli occhi dei bambini
il desiderio d’acqua della sabbia,
il desiderio della pioggia di abbracciare una piantina di timo e gli alberi di henné nelle terre del dolore.
Dal libro: Lettere alla bella Matera
رسالة إلى ماتير الجميلة الذكيّة اللماحة (6)
بقلم: ناصر ابوعون
أعترفُ لكِ سيدتي أنني أحاولُ غوايةَ قلبك الصغير، وأعترف أيضا أنني مسكونٌ بكِ وأن صوتكِ كان خارطةً للمحبةِ في صحارَى الجسدِ الموحشةِ.. وأنَّ خمرةَ شفتيكِ ردَّت إليَّ عقلي بعد أن فقدتُ عنواني في سهول غمازتيكِ، وأعترفُ أيضًا أن عينيك صارتا يمَامتينِ تعزفان كونشرتو الحنين في عشّ قلبي. غدًا سيدتي، لن يأتي الحطابون ليقطعوا شجر الكلام من غابة أحبالك الصوتية !! غدا ستأتي الشمس لتجلس في حجرك وتغني؛ تغني لي أنا وحدي. ومساءً.. سأطبع أحلامي على شفتيك قصيدة حرة بلا قوافٍ، بلا مرايا، بلا موسيقى، وأكتب في مقام العشق عن امرأةٍ تدخل طقس الكائنات متدثرة بالأناشيد، وتحكي للصغار قصص الأميرات على وسادةٍ من نرجسٍ وتزرع في عيونهم حقول الياسمين لتقطف زهر ابتساماتهم وتوزعه موسيقى. فمازال ورد خديك يمارس غوايته ويضوع نجيماتِ عطرٍ في سمائي ويغني أنشودة المطر للريح ويبحث عن قبلة تائهة على شفتيّ.. ـ قبلةٍ ـ مُدوَّنٌ على خطوطها توقيعكِ بألوان العلم العراقيّ ليصبَّ زرقة شوقه نهرا من حنان في فمك؛ فيصمت الكلام لصمت اندهاشتك واستسلام ساعديك. ابتسامتك الخجول صندوق موسيقى، وهمس قيثارة على سفح محبتك وانسياب الماء في جدول من المرايا، وطلة الصبح في عيون الأطفال، وشوق الرمل للماء، ولهفة المطر لأحضان شتلة الزعتر، وشجر الحناء في أوطان الحزن.
من كتاب (رسائل إلى ماتيرا الجميلة)




